top of page
VITA E ARTE
Nino all'anagrafe Antonio Zagni, nato a San Nicolò (FE) il 21 Marzo 1928 è stato un pittore legato profondamente alla terra ferrarese e al mondo rurale della pianura padana. La sua storia artistica nasce da un incontro quasi casuale con l’arte: la scoperta della pittura avvenne infatti mentre realizzava un disegno a china dedicato alla moglie Lidia.
Accanto alla sua attività pittorica, la dimensione familiare è sempre stata centrale. Lidia, sua compagna di vita, fu un sostegno costante e silenzioso nel suo percorso artistico. Insieme costruirono una famiglia con tre figli e, negli anni, accolsero tre nipoti, tra cui Massimo Rambaldi, che ha intrapreso una strada creativa e imprenditoriale, affermandosi come artista e imprenditore nel settore immobiliare.
La sensibilità di Zagni non si limitava alla tela. Era conosciuto da chi gli era vicino per il suo amore profondo per gli animali, in particolare per i gatti. Animalista convinto, amava dire che si sentiva davvero bene soltanto in loro compagnia, trovando nella loro presenza un equilibrio e una serenità che riflettevano la sua indole contemplativa.
Attività artistica e percorso professionale
Nino Zagni è stato un pittore e disegnatore di impronta naïf, profondamente legato alla cultura contadina della pianura tra Ferrara e Bologna. Nato nel 1928, visse per molti anni nella campagna argentana, lungo il vecchio ramo del Po di Primaro, un territorio che divenne la principale fonte d’ispirazione per la sua pittura.
Lavorava spesso in un modesto studio ricavato nel garage di casa, dove sviluppò uno stile personale fatto di colori vivaci e scene della vita quotidiana della campagna. Nei suoi quadri compaiono paesaggi rurali, lavori agricoli, cortili con animali, momenti di festa e di vita comunitaria: una vera e propria testimonianza visiva della civiltà contadina del Novecento.
La sua opera racconta con sensibilità etnografica un mondo in trasformazione: la vendemmia, la raccolta della frutta, le stagioni nei campi, gli animali nelle corti e i piccoli gesti della vita rurale diventano protagonisti delle sue tele.
Nel corso degli anni le sue opere sono state esposte in diverse iniziative culturali dedicate alla memoria e alle tradizioni del territorio ferrarese.
Alcuni suoi dipinti sono stati presentati in mostre presso il Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese (MAF)
a San Bartolomeo in Bosco (FE), dove il suo lavoro è stato affiancato a quello di altri artisti legati alla storia e al paesaggio del territorio.
Le sue opere hanno contribuito a documentare anche il rapporto tra l’uomo e l’acqua nel territorio ferrarese, raffigurando strutture storiche di regolazione idraulica e paesaggi legati alle bonifiche e alle valli del territorio.
Nel tempo diversi suoi dipinti sono entrati a far parte di collezioni locali e contesti espositivi del territorio, tra cui musei dedicati alla cultura contadina e luoghi legati alla tradizione religiosa e comunitaria della provincia di Ferrara.
Il primo dipinto dedicato alla moglie Lidia, ep. 1953 ©
L’evoluzione artistica di Nino Zagni (1970-1990)
La produzione pittorica di Nino Zagni si sviluppa lungo un percorso coerente ma ricco di trasformazioni, che attraversa circa due decenni fondamentali della sua attività artistica. Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta l’artista costruisce un linguaggio figurativo personale, profondamente legato al territorio della pianura padana e del delta del Po.
La sua pittura nasce quasi per caso, da un disegno realizzato per la moglie Lidia, ma nel tempo si trasforma in una ricerca sempre più consapevole, capace di raccontare la vita quotidiana delle comunità rurali e lagunari con sensibilità narrativa e attenzione poetica.
Gli anni Settanta: il disegno a china e la scoperta della narrazione
La prima fase della produzione di Zagni è caratterizzata soprattutto dal disegno a china e dagli acquerelli, tecniche che gli permettono di sviluppare una grande precisione grafica. In questi lavori emerge già una caratteristica che diventerà centrale nella sua pittura: la capacità di raccontare scene complesse della vita quotidiana. Le figure sono spesso numerose e impegnate in attività diverse, creando composizioni che ricordano, per struttura narrativa, le scene popolari della tradizione europea.
In questo periodo l’artista sviluppa:
-
grande attenzione al dettaglio umano
-
composizioni ricche di episodi simultanei
-
interesse per la vita contadina e il lavoro nei campi
Questa fase costituisce la base del linguaggio pittorico che Zagni svilupperà negli anni successivi.
La fine degli anni Settanta: la maturità narrativa
Verso la seconda metà degli anni Settanta l’artista inizia a realizzare opere più ambiziose, dove la dimensione narrativa diventa centrale.
Un esempio emblematico di questa fase è il grande dipinto della vendemmia del 1977, una scena corale dove uomini, donne, animali e bambini partecipano alle diverse attività della lavorazione dell’uva.
Qui la pittura di Zagni raggiunge una prima maturità:
-
la composizione diventa più ampia e complessa
-
il colore assume un ruolo più importante
-
il racconto della vita contadina diventa il vero protagonista
Queste opere possono essere considerate le prime grandi narrazioni pittoriche
dell’artista, in cui la memoria del mondo rurale si trasforma in racconto visivo.
Gli anni Ottanta: la stagione dei grandi paesaggi
Durante gli anni Ottanta la pittura di Zagni evolve ulteriormente.
Pur continuando a rappresentare la vita delle persone comuni, l’artista
inizia a dedicare maggiore attenzione al paesaggio e all’atmosfera naturale.
In questo periodo nascono molte opere ambientate:
-
nel Delta del Po
-
nelle lagune adriatiche
-
nelle Valli di Comacchio
-
lungo le coste tra Ferrara e Rovigo
In questi dipinti la natura diventa protagonista tanto quanto la presenza umana.
Il cielo, l’acqua, i canneti e gli alberi assumono un ruolo centrale nella costruzione della scena.
La pittura si fa più atmosferica e lirica:
-
le tonalità diventano più morbide e luminose
-
le composizioni sono spesso dominate da ampi orizzonti
-
la presenza umana appare più discreta e contemplativa
È il periodo in cui Zagni dimostra una particolare sensibilità per la luce e per le atmosfere dei paesaggi lagunari.
La fase del nudo femminile (1990 – primi anni 2000)
A partire dagli anni Novanta la produzione pittorica di Nino Zagni attraversa una nuova trasformazione tematica. Dopo aver raccontato per oltre vent’anni la vita contadina, i paesaggi del delta e le atmosfere lagunari, l’artista inizia a dedicarsi con continuità allo studio del corpo femminile.
Questa fase rappresenta un cambiamento significativo nel suo percorso artistico. Il paesaggio e la dimensione corale delle sue opere precedenti lasciano spazio a una pittura più intima e concentrata sulla figura umana.
Il soggetto diventa quasi sempre la donna, ritratta in momenti di quiete e
abbandono: distesa su un letto, seduta, oppure reclinata in pose naturali.
Non si tratta di rappresentazioni provocatorie, ma piuttosto di studi sulla
forma, sulla luce e sulla morbidezza del corpo.
In queste opere Zagni dimostra una nuova attenzione alla plasticità delle
forme, alla resa della pelle e al dialogo tra il corpo e l’ambiente domestico.
Questa ricerca si inserisce in una lunga tradizione della pittura occidentale
dedicata al nudo artistico, che attraversa la storia dell’arte da Tiziano Vecellio
fino ai maestri dell’Ottocento e del Novecento come Amedeo Modigliani, dove
la figura femminile diventa un terreno privilegiato per lo studio della luce, della
composizione e dell’armonia delle forme.
Nino Zagni, Nudo di donna, epoca 1996 Olio su tela - (collezione privata) ©
di
Nino Zagni, Raccolta del Riso, Olio su tela, epoca 1989 © collezione privata
Nino Zagni in posa con la moglie Lidia Felisati ©
Nino Zagni, all'opera in un campo di grano nel bolognese ©
Nel caso di Zagni, tuttavia, il nudo mantiene una dimensione profondamente personale e domestica. L’artista non cerca l’idealizzazione classica né l’erotismo esplicito, ma piuttosto un’immagine di naturalezza e serenità, quasi sospesa nel tempo.
Questa fase accompagnerà l’artista fino agli ultimi anni della sua attività, rappresentando l’ultima grande stagione della sua produzione pittorica.
Il bagno
In quest’opera si coglie chiaramente una fase più matura della pittura di Nino Zagni, in cui l’attenzione si sposta dall’insieme narrativo alla centralità della figura umana. Se in lavori precedenti l’ambiente e il contesto avevano un ruolo più equilibrato, qui lo spazio si fa essenziale, quasi secondario, per lasciare emergere pochi personaggi scelti, colti in un momento intimo e quotidiano.
La scena rappresenta un gesto semplice e antico — il bagno — ma viene trasformata in un episodio carico di umanità. Le due figure anziane che assistono la giovane donna creano una composizione raccolta, dove il corpo femminile diventa il fulcro visivo ed emotivo. Non si tratta di un nudo idealizzato: Zagni lo restituisce con naturalezza, senza artifici, inserendolo in una dimensione domestica e concreta.
È proprio negli ultimi anni che l’artista sembra accentuare questa scelta: le figure si ingrandiscono, occupano più spazio, diventano protagoniste assolute. Il contesto si riduce, mentre cresce l’interesse per il corpo, per la presenza fisica e per la relazione tra i soggetti. In particolare, il nudo femminile assume un ruolo centrale, non come elemento estetico fine a sé stesso, ma come espressione di verità, fragilità e quotidianità.
Dal punto di vista pittorico, la materia si fa più libera: le pennellate sono visibili, talvolta rapide, soprattutto negli sfondi e negli oggetti, mentre i corpi ricevono una maggiore attenzione plastica. Questo contrasto rafforza la percezione di immediatezza e autenticità.
Il lavaggio diventa così non solo una scena di vita rurale, ma anche una testimonianza dell’evoluzione artistica di Zagni: una pittura più essenziale, più diretta, in cui pochi soggetti bastano a raccontare un mondo intero.
Lo stile pittorico di Nino Zagni
Tra tradizione europea, pittura sociale e paesaggio italiano
L’opera di Nino Zagni si colloca in una tradizione figurativa profondamente radicata nella cultura europea, pur mantenendo una forte identità personale legata al territorio della pianura padana e del delta del Po. La sua pittura racconta la vita quotidiana delle comunità rurali e costiere attraverso scene ricche di personaggi, dettagli narrativi e atmosfere naturali.
Analizzando le sue opere, è possibile individuare alcune affinità con diverse tradizioni artistiche che, pur appartenendo a epoche e contesti differenti, condividono con Zagni la stessa attenzione per la vita delle persone comuni.
La tradizione narrativa dei pittori fiamminghi
Una delle caratteristiche più evidenti della pittura di Zagni è la struttura narrativa delle sue composizioni. In molti dipinti — come nelle scene di lavoro contadino o nelle rappresentazioni della vendemmia — la tela è popolata da numerose figure impegnate in attività diverse.
Questo tipo di costruzione visiva ricorda la tradizione dei pittori fiamminghi del XVI secolo, in particolare Pieter Bruegel il Vecchio, celebre per le sue scene di vita contadina e popolare. Come nelle opere di Bruegel, anche nei dipinti di Zagni lo spettatore è invitato a osservare attentamente l’intera superficie della tela, scoprendo progressivamente piccoli episodi e dettagli nascosti.
La pittura diventa così un racconto corale, dove ogni personaggio contribuisce a costruire la storia rappresentata.
L’energia della pittura sociale italiana
Accanto a questa dimensione narrativa, nei dipinti di Zagni emerge anche una forte sensibilità per il lavoro umano e per la dignità delle comunità popolari. Le scene di campagna, di vendemmia o di lavoro agricolo non sono semplici rappresentazioni folkloristiche, ma raccontano un mondo fatto di fatica, collaborazione e vita collettiva.
In questo senso la sua pittura può essere accostata, per spirito e intensità narrativa, alla tradizione della pittura sociale italiana del Novecento, rappresentata da artisti come Renato Guttuso, che seppe raccontare la realtà del lavoro e della vita quotidiana con grande energia espressiva.
Pur mantenendo uno stile più pacato e lirico, Zagni condivide con questa tradizione l’interesse per la dimensione umana del lavoro e della vita popolare.
Il paesaggio e la luce della scuola veneta
Un altro elemento fondamentale della pittura di Zagni è il paesaggio. Nei dipinti dedicati al delta del Po, alle lagune o alle coste dell’Adriatico, l’artista dimostra una particolare sensibilità per la luce, l’atmosfera e i riflessi dell’acqua.
Questa attenzione per gli effetti atmosferici richiama la tradizione della pittura veneta dell’Ottocento, rappresentata da artisti come Guglielmo Ciardi, che seppero interpretare i paesaggi lagunari con grande sensibilità luministica.
Nei quadri di Zagni il cielo, il mare e la terra non sono semplici sfondi, ma diventano protagonisti emotivi della scena, contribuendo a creare atmosfere sospese e contemplative.
Una pittura della memoria
Nonostante queste affinità con diverse tradizioni artistiche, la pittura di Nino Zagni mantiene una forte originalità. Il suo vero interesse non è l’interpretazione teorica del paesaggio o della figura umana, ma la memoria di un mondo in trasformazione.
Le sue opere raccontano infatti la vita della civiltà contadina e delle comunità legate alla pesca in un momento storico in cui questi mondi stavano lentamente cambiando. I suoi dipinti diventano così testimonianze visive di una cultura popolare, osservata con affetto, ironia e partecipazione.
Una poetica del quotidiano
Ciò che rende riconoscibile la pittura di Zagni è soprattutto la sua capacità di trasformare scene semplici della vita quotidiana in racconti pittorici ricchi di atmosfera e umanità.
Attraverso il lavoro dei campi, la vendemmia, la pesca o le passeggiate lungo i pontili, l’artista costruisce un universo visivo in cui la vita delle persone comuni diventa degna di essere osservata, raccontata e ricordata.
È proprio in questa attenzione per il quotidiano che si trova la vera forza della sua pittura: una pittura che non cerca il sensazionale, ma trova la poesia nei gesti semplici della vita di ogni giorno.
Nino Zagni, Il bagno, epoca 1999 Olio su tela - (collezione privata) ©
Isabella epoca 2002 di Nino Zagni ©
In questo nudo femminile, Nino Zagni dimostra una sorprendente versatilità rispetto alla sua produzione più narrativa e rurale, affrontando il tema classico della figura con sensibilità intima e raffinata. La composizione è raccolta e centrata sulla figura, colta in una posa naturale e non ostentata.
Il corpo è costruito attraverso una modellazione morbida, dove la luce accarezza le forme senza mai irrigidirle. La scelta di una postura introspettiva – lo sguardo abbassato, il gesto raccolto delle gambe – allontana ogni intento esibitivo, restituendo invece una dimensione di quiete e pudore.
Dal punto di vista cromatico, Zagni utilizza una tavolozza calda e armoniosa: i toni incarnati dialogano con il fondo verde-azzurro sfumato e con il drappo rosato su cui la figura è adagiata. Questo contrasto crea profondità e, allo stesso tempo, avvolge la scena in un’atmosfera sospesa, quasi onirica.
La pennellata appare più sfumata e continua rispetto ad altre opere dell’artista, segno di una ricerca diversa, più vicina alla tradizione del nudo classico che alla narrazione naïf. Tuttavia, permane una certa semplicità espressiva che mantiene l’opera accessibile e sincera. In questo dipinto, Zagni non rappresenta solo il corpo, ma uno stato d’animo: una femminilità silenziosa, raccolta, lontana da idealizzazioni accademiche e vicina invece a una dimensione umana e autentica.
Nino Zagni, Isabella, ep. 1999 Collezione privata ©
bottom of page